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Come funziona il "Dopo di noi"

Venerdì 15 marzo 2019 - Altre news - Data evento: maggio 2019

Come funziona il

Sono oltre 10 milioni di euro i fondi già resi disponibili dalla Regione a favore di persone con disabilità gravi prive del sostegno familiare.

Ma vediamo le cifre nel dettaglio: 1.064 interventi, di cui hanno beneficiato 860 persone con gravi disabilità (468 uomini e 392 donne, prevalentemente tra 36 e 45 anni di età), per ognuna delle quali le équipe multi professionali dei servizi sociosanitari del territorio hanno predisposto progetti personalizzati, di autonomia e inclusione sociale. Con un preciso obiettivo: assicurare alle persone con disabilità gravi prive del sostegno familiare la necessaria assistenza per una vita dignitosa.

Questo il primo bilancio, in Emilia-Romagna, della legge 112/16, meglio nota come “Legge sul Dopo di noi”, a due anni dall'approvazione del programma regionale di attuazione. Le risorse vengono suddivise tra le Ausl del territorio in proporzione al numero dei residenti di età compresa tra 18 e 64 anni. All’Ausl Romagna, con oltre 677 mila cittadini residenti in questa fascia di età, sono assegnati 939 mila euro.

Si tratta di un buon risultato per il miglioramento della qualità della vita delle persone più fragili, reso possibile dall’integrazione delle politiche sociali e sanitarie. Dare ai disabili gravi il controllo della propria vita, ovvero la possibilità di decidere del proprio futuro, scegliere dove e con chi vivere, iniziando un percorso che li porti alla massima autonomia possibile, è una grande conquista sociale.

Né va dimenticato che “il dopo di noi” è uno degli obiettivi del Piano sociale e sanitario regionale 2017-2019 ed è parte integrante della programmazione del Fondo regionale della non autosufficienza.

Si tratta di risorse messe a disposizione per introdurre nuovi modelli di servizio, che in alcuni casi possono sostituire i servizi residenziali tradizionali. Per trovare soluzioni innovative è fondamentale soprattutto il coinvolgimento e il contributo delle famiglie, delle Associazioni e delle Fondazioni per “il dopo di noi”, già presenti in molte zone della regione su iniziativa delle stesse famiglie, che devono essere parte attiva nella programmazione distrettuale.

Gli interventi più diffusi sono le cosiddette "Scuole di autonomia": appartamenti nei quali le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano a rendersi il più possibile autonomi nella gestione della vita quotidiana (cucinare, fare la spesa, pulire la casa, prendersi cura della propria persona), preparandosi ad uscire dalla famiglia di origine.

Per accedere agli interventi i cittadini possono rivolgersi allo sportello sociale che è presente in ogni distretto, all’assistente sociale disabili del comune o quartiere di residenza oppure all’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) disabili: l’équipe composta da operatori sociali e sanitari del comune e azienda sanitaria di residenza, che ha il compito di definire con la persona con disabilità il progetto individuale di Vita e di Cura previsto dalla legge.