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Tra umani e animali

Giovedì 8 febbraio 2018 - Conferenze ed incontri - Data evento: 10, 17 e 24 febbraio 2018

Tra umani e animali

Uomo e animali. Un rapporto che pone questioni sulla relazione e sul rispetto per la natura e l’ambiente in cui si vive. Un esserci nel mondo… ma insieme ad altri esseri viventi. L'Istituto di Scienze dell'Uomo di Rimini organizza in collaborazione con la biblioteca Gambalunga un ciclo di tre conferenze sulla cosiddetta "questione animale", oggetto di interesse e di studio per molti filosofi contemporanei.

Gli incontri, a ingresso libero, si terranno sabato 10, 17 e 24 febbraio 2018 alle 17, nella sala della cineteca della biblioteca Gambalunga (via Gambalunga 27 a Rimini). Al termine di ciascun incontro, si proseguirà con un aperitivo in compagnia dell'autore e con le associazioni aderenti nel bar Lento in via Bertola 52.

Dal 10 al 17 febbraio sarà inoltre possibile visitare la mostra fotografica “Un incontro mancato” di Stefano Belacchi presso la Galleria dell'Immagine, sita al piano terra della biblioteca (orari apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, domenica compresa).

Di seguito il programma degli incontri:

Sabato 10 febbraio
Margherita d'Amico, giornalista e scrittrice, presenta il romanzoSocrate 2896” (Bompiani, 2016)
Lucilla è una bambina del tutto speciale, Socrate è un toro maremmano di nove quintali dalle lunghe corna bianche. Hanno sette anni, sono cresciuti insieme e all’alba di domani la vita di entrambi cambierà. Questa è dunque la notte dell’addio, o forse di un nuovo inizio. A nome degli animali e della natura Socrate ha affidato a Lucilla un prezioso messaggio per l’umanità sbandata. A lungo ci hanno ragionato insieme, mentre, stagione dopo stagione, la loro amicizia si trasformava nel preparativo di una missione. Non va sprecato neppure un minuto, prima che sorga il sole, per ripassare quanto la piccola ambasciatrice riferirà all’uomo, offrendogli la luminosa chiave capace di mutare il suo destino.

Sabato 17 febbraio
Benedetta Piazzesi, filosofa e ricercatrice, presenta il saggio "Così perfetti e utili. Genealogia dello sfruttamento animale" (Mimesis, 2015)
Questo saggio inaugura un lavoro genealogico sul potere zootecnico: una sorta di scavo archeologico tra gli archivi scientifici e tecnici, volto a ricostruire il verbale del potere di usare gli animali. Dal mondo agricolo preindustriale al moderno allevamento biologico, i processi storici hanno modificato i metodi e le finalità di sfruttamento animale, che sono qui osservati secondo linee di continuità e momenti di svolta. Secondo una prospettiva sensibile ai concetti di fondo della politica moderna è messa in luce la circolazione di queste categorie tra dentro e fuori il luogo apparentemente non politico dell’allevamento. Ciò permette di sondare la parentela tra l’istituzione zootecnica e gli altri istituti di sapere-potere che si vanno formulando in quella medesima età dell’oro delle scienze che si situa tra rivoluzione scientifica e rivoluzione industriale. Sotto questa lente le tecniche di governo sui non umani ci appaiono a tratti inedite, a tratti spiranti una certa “aria di famiglia” comune ad altri luoghi di potere, dove i viventi sono resi perfetti in quanto utili e in cui è portata a compimento l’utilità della perfezione. Un’interrogazione delle orme lasciate dagli animali nel passato, utile per il presente nella proposta di una messa in mora di letture destoricizzanti e metafisiche che investono sia i soggetti animali che il potere che ci coinvolge. In cambio di uno spazio lasciato alla liberazione.

Sabato 24 febbraio
Massimo Filippi, neuroscienziato e filosofo, presenta il saggio "Questioni di specie" (Elèuthera, 2017)
In risposta all'animalismo da talk show, questo libro sostiene una tesi molto chiara: lo sfruttamento e la messa a morte dei corpi animali sono parte integrante dell'ideologia e delle prassi di potere. La società in cui viviamo utilizza la carne dei non umani (e di chi a questi è equiparato) come materiale da costruzione per le sue architetture gerarchiche, al fine di riprodurre la struttura sacrificale su cui si erge. La risposta a questo orrore non può che tradursi in un antispecismo politico; un antispecismo che dovrebbe ibridarsi con le acquisizioni teoriche e pratiche degli altri movimenti di liberazione e, al contempo, guadagnare credibilità per smascherare l'antropocentrismo che in quelle acquisizioni si annida. Il movimento antispecista non è più chiamato a dimostrare l'inconfutabile sofferenza degli animali, ma a interrogarsi su come realizzare la liberazione dei corpi sensuali. È da qui che potrebbe prendere forma un movimento politico capace di non farsi assorbire nel ventre del sistema.

Per informazioni: Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa, via Luigi Tonini, 5 - Rimini - Tel. 0541 50555