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Scuola e adozioni: che fatica!

Lunedì 15 aprile 2019 - Altre news - Data evento: maggio 2019

Scuola e adozioni: che fatica!

Mancata inclusione, difficoltà di inserimento e cattiva gestione del rapporto con la scuola e i docenti. È quanto emerge dal primo Rapporto nazionale su scuola e adozione realizzato dall’Ufai, Unione famiglie adottive italiane, una relazione che evidenzia nel profondo quanto le linee di indirizzo siano state adottate a macchia di leopardo, quanto siano carenti i referenti accreditati, e quanto sia diffuso il pericolo fenomeno del bullismo. Per i gli alunni adottati e le loro famiglie la scuola italiana è piena di ostacoli, a tal punto che molti sono spesso costretti a cambiare scuola alla ricerca di migliori condizioni per i propri figli.

Questo perché non si è raggiunto un livello adeguato della cultura dell’adozione, preparazione da parte del personale docente, sinergia scuola-famiglia, tutti elementi che possono garantire un’adeguata accoglienza e successo scolastico.

I dati raccolti, tra le famiglie aderenti, evidenziano “una notevole mancanza di inclusione, e in generale, la non applicazione delle Linee di Indirizzo per il Diritto allo Studio degli Alunni Adottati diventate legge nel 2015 (107/15), ma ad oggi ancora prive di efficaci strumenti attuativi e di una formazione capillare degli insegnanti”.

Tra le 1.572 famiglie ascoltate emerge che il 93.4 per cento ha figli adottati tramite procedura internazionale e il 6,6 per cento, invece, provenienti da adozione nazionale. L’età media dei genitori adottivi, inoltre, va dai 35 ai 55 anni. Il grado di istruzione delle famiglie adottive, invece, si attesta su un livello medio-alto e la maggioranza delle famiglie adottive risulta avere entrambi i genitori occupati (57,8 per cento). Tuttavia, dai dati raccolti emerge spesso la presenza di un genitore, in particolare le madri, che ha lasciato l’occupazione per dedicarsi pienamente al figlio o ai figli.

I motivi dell’abbandono del posto di lavoro da parte delle donne vanno ricercati in politiche di welfare che vanno in contrasto con le reali esigenze della nuova famiglia adottiva. Inoltre, a causa dello scarso supporto da parte degli enti accreditati e dei servizi territoriali, queste ultime sono costrette a rivolgersi a strutture private, con un ulteriore aggravio delle spese sull’economia familiare, già fortemente provata dai costi della procedura internazionale”. È quanto dichiara l’Ufai.

Secondo il rapporto, il 91.5 per cento dei minori arrivati in Italia, non ha ricevuto alcuna scolarizzazione durante gli anni precedenti all’adozione.

Le principali difficoltà che maggiormente si incontrano, spiega Ufai, non sono solo a livello didattico, ma “soprattutto legate ad una mancata accoglienza, causata anche della scarsa conoscenza da parte del corpo docente delle specificità dell’adozione - spiega il rapporto - Questa situazione non permette di mettere in atto una rete a supporto dell’alunno adottato, tra scuola e famiglia”. Secondo il rapporto, infatti, gli alunni adottati e le loro famiglie “vivono con disagio il mondo della scuola”. Inoltre, la ricerca di un referente per l’adozione è quasi sempre impossibile da completare, sia per mancanza di candidati, sia per problematiche più urgenti che i dirigenti scolastici sono chiamati a risolvere nelle scuole italiane.

I dati raccolti parlano di alunni non accolti dagli altri compagni di scuola nel 60 per cento circa dei casi, vivendo in una situazione di esclusione e isolamento nella gran parte dei casi. Non mancano casi di bullismo.

Una situazione di disagio che spesso ha portato le famiglie e gli alunni adottati a cambiare scuola: “Auspichiamo che questo rapporto possa portare il Miur a prendere in considerazione l’apertura di un tavolo tecnico sull’applicazione delle Linee di Indirizzo e approvare la formazione dei referenti per l’inclusione scolastica (BES/DSA) come noi proponiamo - spiega Ufai -, questo perché sulla base dei nostri dati, la maggior parte degli alunni adottati rientrano nell’area BES, dove è bene specificare che, oltre all’aspetto didattico, va tenuto conto dell’aspetto emotivo legato al vissuto importante”.