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Chi è il progettista sociale

Giovedì 23 maggio 2019 - Corsi e seminari

Chi è il progettista sociale

Nell’ambito delle attività dell'Università del Volontariato di Bologna, VOLABO e APIS - Associazione Italiana Progettisti Sociali è in calendario un seminario sulla figura del progettista sociale nel Terzo Settore, lunedì 27 maggio, dalle 18 alle 20,30.

La figura del progettista sociale non ha un profilo professionale riconosciuto a livello istituzionale nonostante sia largamente diffusa nel Terzo Settore, così come nell’Amministrazione Pubblica e nell’impresa fino a raggiungere una stima, a livello nazionale, di 16mila persone che esercitano in modo esclusivo o prevalente tale funzione. 

Per questa ragione, in conformità alla Legge 4/2013 sulle professioni non riconosciute, APIS insieme a Ministero del Lavoro - ANPAL, PMI Central Italy Chapter, Forum Nazionale del Terzo Settore e UNI - Ente Nazionale di Normazione, si è impegnato in un percorso per la definizione della UNI 11746 ossia la prima norma tecnica in Italia e in Europa sulla progettazione sociale e la figura professionale del progettista sociale che, dopo sei anni di studio e confronto tra tutte le parti interessate, è stata pubblicata a fine aprile.

È molto importante restituire visibilità e riconoscimento alla professione del progettista sociale perché - citando il presidente di APIS, Antonio Finazzi Agrò - si tratta di una funzione di “speciale rilevanza pubblica in quanto coinvolta nel favorire, influenzare, accompagnare e stimolare il cambiamento sociale ossia la maturazione delle condizioni più favorevoli possibile al pieno sviluppo della persona umana in una relazione di reciprocità e pari dignità con tutte le altre persone”.

Proprio perché l’ambito di governo del progettista sociale è “l’espansione del bene comune” ossia proprio perché coinvolge la comunità e mira al suo sviluppo, è importante definirne il profilo, le pratiche e gli interventi. 

Il progettista sociale è una figura di estrema importanza perché con il suo lavoro, prosegue Finazzi Argò “unisce donne e uomini, le loro forze e il loro mezzi, orientandoli a un futuro possibile, e il compito non è rinviabile né delegabile perché, a ben vedere, questo è il lavoro della speranza. Con le parole di Ernst Bloch: un lavoro di questo affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono”.

L'università del Volontariato di Bologna, per questo, ha invitato Jamil Amirian, presidente del Comitato scientifico di APIS, che condurrà i partecipanti nell'acquisire maggiore consapevolezza rispetto ai campi di intervento, ai requisiti e alle competenze del progettista sociale: chi è? Che cosa fa? Che scopi e potenzialità ha la sua attività? Quali aree di formazione abilitano all’esercizio della progettazione sociale?

Amirian integra la definizione del progettista sociale introducendo altri due importanti aspetti che la norma tecnica stessa ha mutuato e considerato basi fondanti della professione ossia la responsabilità sul processo che si attiva a favore del cambiamento sociale e il lavoro di relazione nella comunità in cui si interviene. 

L’elemento del cambiamento sociale è importantissimo nella progettazione sociale. Ma occorre altro. La responsabilità dell’operatore verso il processo di cambiamento è un requisito imprescindibile che distingue la progettazione “sociale” da altro tipo di progettazione che, di contro, secondo un approccio meramente esecutivo, rimane vincolata in maniera univoca ed esclusiva al risultato. L'attenzione alla partecipazione e la valorizzazione di tutte le parti interessate dall’intervento, secondo le rispettive possibilità e la rispettiva posizione nella comunità di riferimento, è il nostro elemento distintivo e irriducibile. Per esempio se della riqualificazione di una piazza di quartiere se ne occupa un urbanista, è importante che a fine percorso la piazza sia più bella, più pulita, più ordinata e più accessibile. Se di questa riqualificazione se ne occupa un progettista sociale, è importante che la piazza diventi, sì, più bella, ma grazie al coinvolgimento e al protagonismo di tutte le persone a cui, da un punto di vista civico, quella piazza appartiene. In questo senso la progettazione sociale agisce per e tramite le relazioni, favorisce il potere delle persone chiamate in causa dall’intervento. Insomma, è la responsabilità sulle scelte di metodo la nuova frontiera della progettazione sociale e ciò che la norma cerca di garantire”.

Per informazioni: via Scipione dal Ferro, 4 – 40138 Bologna | Tel. 051 340328 | www.volabo.it Paola Atzei | formazione@volabo.it Chiara Zanieri | formazione.corsi@volabo.it