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Contro le barriere architettoniche

Mercoledì 8 maggio 2019 - Bandi

Contro le barriere architettoniche

Abitazioni che hanno porte troppo strette, pavimenti scivolosi, bagni poco funzionali, oppure edifici privi di ascensore o montascale. Sono le cosiddette barriere architettoniche, quelle che per le persone disabili e con difficoltà motorie fanno la differenza tra la possibilità di godere di una vita sociale autonoma o restarne ai margini.

Una risposta concreta ai bisogni di questi cittadini arriva dalla Regione che, per il 2019 mette in campo 6,5 milioni di contributi per finanziare interventi negli appartamenti e nelle parti comuni dei palazzi abitati da disabili.

Via libera, dunque, alla ripartizione della seconda quota dei 29 milioni di euro del Fondo nazionale per il superamento delle barriere architettoniche, nel triennio 2018-2020. Un canale di finanziamento che lo Stato non alimentava da molti anni. E grazie alla ripartizione dei contributi disponibili per quest’anno potrà essere soddisfatta, da Piacenza a Rimini, una parte delle 6.722 domande presenti nelle graduatorie comunali al primo marzo, dando precedenza a situazioni di maggiore gravità (disabilità motoria certificata al 100%).

Per migliorare l’accessibilità negli appartamenti e nelle parti comuni degli edifici sono finanziabili interventi di adattamento dei sevizi igienici, sostituzione di apparecchi sanitari, allargamento delle porte, rimozione di gradini.

L’ammontare di ciascun contributo è calcolato in percentuale sui costi dei lavori effettuati; la ripartizione delle risorse, per provincia. A Bologna vanno 1,5 milioni di euro; Modena 1,2 milioni; Reggio Emilia 720 mila euro; Ravenna 642 mila; Parma 640 mila; Rimini 596 mila; Forlì-Cesena 559 mila; Ferrara 472 mila e Piacenza 278 mila euro.

Le domande di contributo possono essere presentate in qualsiasi momento dell’anno al Comune dove si trova l’immobile su cui si interviene con l’opera edilizia. Possono usufruire delle agevolazioni concesse dalla Regione le persone con gravi disabilità motorie (100%) certificate dalle specifiche commissioni in capo all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), oppure persone che abbiano una disabilità motoria inferiore, che in questo caso può essere certificata dal proprio medico di base.