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Celle aperte

Giovedì 19 dicembre 2019 - Altre news

Celle aperte

Qualcuno ha dimenticato giudizi e pregiudizi trovandosi di fronte a persone di cui non ha voluto conoscere i reati, rispondendo così alla chiamata della sua professione di fede. Altri invece si sono confidati. Poi c’è chi ha preferito fare domande anche sulle cose più pratiche, come il lavaggio dei vestiti o il funzionamento della spesa personale. A colpire una volontaria è stato quel tempo perlopiù vuoto, quell’assenza di attività o passatempi che rischia di rendere diseducativa la permanenza in carcere e di trasformare quel vuoto in tempo perso. Ad attirare un’altra volontaria è stato il bisogno di vedere con i propri occhi se in quel luogo c’era ancora speranza per l’umano, una risposta interiore che ha risuonato come un “sì”.

È questo il riassunto delle impressioni di una trentina di volontari che hanno preso parte alla seconda edizione di “Celle aperte”, l’iniziativa proposta dal cappellano don Nevio Faitanini e resa possibile dalla disponibilità della direzione della Casa Circondariale di via Santa Cristina a Covignano, rappresentata da Carmela De Lorenzo e Aurelia Panzeca.

Una manifestazione che ha replicato il successo della prima edizione che si è svolta a giugno. Questa volta il magistrato di sorveglianza di Bologna ha autorizzato l’ingresso nelle sezioni dell’istituto penitenziario a una trentina di persone provenienti da differenti realtà volontaristiche, solidali o cooperativistiche del territorio riminese che a vario titolo operano dentro e attorno la Casa circondariale, occupandosi dei temi della legalità e della privazione della libertà.

C’erano rappresentanti delle associazioni Caritas Rimini onlus, Papa Giovanni XXIII, parrocchia San Benedetto di Cattolica, Centro per le famiglie del Comune e della Diocesi di Rimini, gruppo di volontari, Congregazione delle suore missionarie di Cristo, Comunione Liberazione di Rimini: un insieme eterogeneo di persone di tutte le età e provenienze, alcune in carcere per la prima volta, attirate dall’opportunità di poter trascorrere un’intera giornata all’interno dei “Casetti” assieme alle persone recluse, con la rara opportunità di avere accesso alle sezioni dove si trovano le celle, vivendo tutti i momenti che scandiscono la giornata-tipo di una persona detenuta.

Dall’apertura delle celle del mattino dopo la prima conta alla “chiusura” per il pranzo delle 11,30 condiviso fin dalla sua preparazione (anche se, con l’occasione di questa iniziativa, le celle sono state lasciate volutamente “aperte” per consentire un maggiore contatto e interscambio tra le persone detenute e i volontari in visita), fino alle due ore d’aria dalle 13 alle 15, per terminare con il bilancio condiviso dell’esperienza, che è stato tracciato da detenuti e volontari insieme nella cappella della casa circondariale dalle 15.30 alle 16.30. La giornata si è conclusa con un brindisi – rigorosamente analcolico – per scambiarsi, con l’occasione, non soltanto i ringraziamenti ma anche gli auguri di Natale.

“Celle aperte” è un progetto che ha pochi eguali nelle carceri italiane. Il buon esito della giornata dietro le sbarre è stato condiviso da tutti: ospiti, partecipanti e polizia penitenziaria, i quali hanno auspicato in modo trasversale che l’iniziativa possa ripetersi presto, e più spesso, perché in grado di alleggerire i pensieri, alleviare gli animi e rompere la routine della quotidianità carceraria, e questo non soltanto per le persone recluse.