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Perché partecipare ai Corpi

Lunedì 31 agosto 2020 - Altre news

Perché partecipare ai Corpi

Lia ha presentato domanda per il Corpo europeo di solidarietà, insieme a Volontarimini, ente di invio, e ha trascorso un’esperienza di tirocinio in Germania, a Karlsruhe. Ora racconta cosa sono i Corpi e perché rappresentano un’opportunità per i giovani

I Corpi Europei di Solidarietà (ESC) sono un'iniziativa dell'Unione europea per sostenere giovani tra i 18 e i 30 anni che desiderano svolgere esperienze di volontariato all'estero. I progetti coinvolti sono tra i più svariati, possono essere in ambito culturale, ecologico, scolastico oppure ricreativo e hanno una durata che varia da pochi mesi fino a un anno. Da una parte i giovani hanno la possibilità di viaggiare, di conoscere da vicino la cultura di un altro paese. Allo stesso tempo, tramite questa rete di volontari internazionali, vengono attivate tante iniziative che promuovono la solidarietà e la cittadinanza attiva.

Io ho deciso di partire subito dopo aver concluso la mia Laurea triennale, in modo da sperimentarmi in un Paese nuovo e mettere in pratica le conoscenze acquisite durante lo studio. Essendo un'educatrice sociale, ho deciso di cercare progetti legati a questo ambito. Ho così trovato un'opportunità di 12 mesi in Germania, in un asilo inclusivo frequentato sia da bambini disabili che da bambini normodotati. Non erano richiesti particolari pre-requisiti, se non un minimo di conoscenza base dell'inglese. All'interno dell'asilo io svolgo attività di supporto alle maestre, gioco e leggo con i bambini, preparo le merende e aiuto durante le pulizie.

La città in cui mi trovo si chiama Karlsruhe, e si trova nel sud della Germania, vicino al confine con la Francia. All'interno degli ESC è l'ente che riceve il volontario a occuparsi dell'alloggio e delle spese legate alle utenze, fornendo anche il denaro per il cibo e un pocket money mensile. Io abito in una grande casa appena fuori dalla città, ma facilmente raggiungibile in tram, insieme ad altri sei volontari internazionali che hanno aderito agli ESC. Lavoriamo tutti all'interno di progetti dello stesso ente, AWO, ma in strutture diverse. Inizialmente l'idea di condividere casa con così tante persone mi metteva a disagio, ma in seguito si è rivelata una grande ricchezza.

I miei coinquilini provengono da Grecia, Turchia, Russia, Spagna e Francia. Quando la pandemia è iniziata, nessuno di noi sapeva bene cosa aspettarsi. Per alcuni sarebbe stato impossibile tornare a casa, per altri molto difficile e costoso, mentre altri, come me, hanno semplicemente deciso di restare a causa di scelte personali. Nella nostra regione non c'è mai stato un effettivo lock-down, sono state solamente chiuse scuole, negozi e ristoranti, ma abbiamo sempre avuto la libertà di uscire per una passeggiata al parco o nel bosco. La situazione qui non è mai stata drammatica come in alcune zone in Italia, e di conseguenza ho pensato che fosse rischioso viaggiare passando da zone più colpite. Inoltre, ho voluto restare vicino ai miei coinquilini.

Siamo tutti arrivati a Karlsruhe nell'ottobre 2019, e durante i primi mesi ho legato particolarmente con alcuni di loro. Inizialmente è stato interessante conoscere usanze e culture diverse, scovare somiglianze e differenze, ma successivamente la conoscenza si è approfondita e abbiamo instaurato anche alcune amicizie molto significative. Per questo motivo ho voluto rimanere qui insieme a loro anche durante i mesi in cui la pandemia è esplosa, e penso di aver fatto la scelta giusta. Condividere l'esperienza di questi mesi di incertezza e difficoltà ci ha legato molto di più. Ci siamo sostenuti a vicenda nei momenti in cui sentivamo di più la mancanza di casa, ci siamo fatti compagnia e motivati l'un l'altro nel cercare di mantenere una routine anche nei mesi in cui non abbiamo lavorato. Siamo diventati una famiglia.

Sicuramente conoscere e legare così tanto con gli altri volontari è la più grande fortuna che ho avuto quest'anno. Sono sicura che alcune delle persone incontrate qui continueranno a fare parte della mia vita anche dopo la fine del progetto, e questo mi rende molto felice.

In più, far parte di un ambiente internazionale aiuta tanto a essere più critici nei confronti delle proprie credenze. Spesso diamo molte cose per scontato, sia quando si tratta di noi stessi che degli altri. Durante quest'anno ho avuto una lunga serie di “shock culturali”, alcuni piccoli e piuttosto insignificanti e altri più grandi. Probabilmente quelli più divertenti sono legati alla cucina, mentre quelli che mi hanno portato a riflettere di più sono legati al modo in cui viene trattata l'infanzia in Germania.

In un ambiente in cui non si condividono gli stessi background, ho imparato quanto è importante la comunicazione. Alcuni atteggiamenti che per me risultavano offensivi o difficili da capire erano semplicemente frutto di una concezione diversa delle relazioni, oppure sono stati male interpretati da me. Ognuno di noi ha un paio di occhiali che ci siamo costruiti durante la crescita, basandoci sulle relazioni con l'ambiente circostante, e questi occhiali ci portano a vedere il mondo in modi differenti. Una buona comunicazione può però aiutare a indossare per qualche tempo gli occhiali dell'altro, a vedere la situazione dal suo punto di vista, e a capirlo di più. Credo che questo sia l'insegnamento più importante che ho tratto da quest'anno: è importante comunicare, confrontarsi, mettere in discussione il proprio modo di vedere una situazione, non dare tutto per scontato.

Durante i primi mesi di lavoro nell'asilo, ci sono state alcune incomprensioni dettate da mancanza di comunicazione. È stato a quel punto che piano piano ho imparato che è importante chiedere delucidazioni, maggiori spiegazioni, conferme. Adottando questa linea, mi sono sentita inserita sempre meglio nella squadra di lavoro e sempre più partecipe.

Entrare nei Corpi Europei di Solidarietà è stata una scelta di cui sono molto felice. È un'esperienza che è aperta a tutti quelli che hanno l'età adatta, e la consiglierei a tutti i giovani che hanno voglia di mettersi in gioco. Normalmente gli enti che ricevono i volontari rimborsano anche le spese di viaggio, si occupano dei soldi per vitto e alloggio, e il pocket money è sufficiente per le altre spese e anche per piccoli viaggi. Quindi è un'opportunità perfettamente accessibile dal punto di vista economico.

Un consiglio per chi sta pensando di intraprendere questo percorso: non lasciatevi spaventare dalla lingua! A volte i progetti richiedono una conoscenza base dell'inglese, ma non sempre. In molti casi non richiedono neppure la lingua del posto, come è stato per me. Sono partita senza conoscere il tedesco, ma il mio Ente ha pagato un mese di corso intensivo per permettermi di imparare almeno le basi. Con il passare del tempo, grazie alla vita quotidiana e alle sette ore che spendo giornalmente nell'asilo, sono riuscita a imparare sempre di più. Per scelta mia, ho continuato a frequentare per altri mesi il corso di tedesco, e ora riesco a destreggiarmi nella vita di tutti i giorni e a conversare. Penso che sia una fantastica opportunità, quella di imparare una nuova lingua vivendo direttamente nel Paese in cui questa viene usata. È importante non avere paura di sbagliare... spesso le persone del posto apprezzano in primo luogo il tentativo di esprimersi nella loro lingua, e di conseguenza non si curano di eventuali errori.

L'UE ha creato un apposito portale online in cui è possibile registrarsi, caricare il proprio curriculum, e attraverso cui si possono trovare i tanti progetti disponibili. Su Facebook esistono svariati gruppi attraverso cui gli Enti cercano nuovi volontari; uno dei più grandi è ESC - European Solidarity Corps - EVS - European Voluntary Service. Questi gruppi sono utili anche per mettersi in contatto con ex-volontari, per chiedere consigli, per confrontarsi su dubbi e difficoltà.