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Dalla tutela istituzionale alla tutela relazionale

Lunedì 10 maggio 2021 - Altre news

Dalla tutela istituzionale alla tutela relazionale

Una tutela che non faccia capo solo ai servizi, ma alla comunità tutta. Questo il punto cardine su cui si è soffermata Clede Maria Garavini (nella foto) Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Emilia-Romagna, parlando dei tutori volontari per i minori stranieri non accompagnati. L’augurio è che questa figura possa estendersi a tutti i bambini e adolescenti che vivono una situazione di fragilità fuori famiglia perché, spesso, proprio le relazioni nate all’interno della comunità in cui si vive fanno la differenza per questi ragazzi.

La figura del tutore volontario non è ancora molto conosciuta, che ruolo ha e come si affianca ai professionisti che ruotano intorno ai servizi?

Il tutore volontario è un adulto capace di entrare in relazione con gli adolescenti e diventare per loro un punto di riferimento. Li comprende, ne capisce le esigenze, le potenzialità ma anche le difficoltà, aiutandoli nella crescita e a realizzare il loro progetto di vita. Questi ragazzini arrivano con un’idea, a volte espressione di un mandato familiare altre di un loro desiderio. L’ascolto attento e il costante coinvolgimento personale consentono al tutore di mantenere attiva la partecipazione del giovane nelle scelte che lo riguardano nel percorso di crescita.

Si fa quindi un passo in avanti rispetto ai servizi istituzionali?

Questa figura rappresenta una nuova idea di tutela, che non è solo legale. Ci avviciniamo al concetto di genitorialità sociale, sostenuta da tutta la comunità e dalle reti sociali. Ora è specifica solo per i minori stranieri non accompagnati, ma stiamo lavorando perché possa essere estesa agli altri bambini. Sarebbe un grande passaggio culturale: andare da una tutela istituzionale a una relazionale, in modo che siano i cittadini stessi riferimento adulto per i ragazzini in difficoltà e per il bene della comunità tutta. I singoli sono più attivi e propositivi, è una grande forza quella relazionale rispetto a quella istituzionale.

Si punta quindi sulla relazione. Ma cosa si aspetta un adolescente nello scambio con il tutore?

Il ragazzino per prima cosa cerca la capacità di comprensione del suo mondo, delle sue origini, della sua storia, di quello che è avvenuto in lui e nella sua famiglia. Si aspetta poi di essere accompagnato nel nuovo sistema. All’inizio è disorientato e ha la necessità di essere messo in grado di decodificare le nostre comunità, che sono complesse. Ha il bisogno di capire. Il tutore diventa allora un punto di riferimento importante per comprendere le funzioni degli adulti che ruotano intorno a lui ma anche dei servizi, della scuola, del lavoro… Il ragazzo cerca un aiuto nella realizzazione del proprio progetto di vita, sino e oltre la maggiore età. Molte di queste relazioni tra tutore e adolescente vanno infatti oltre il diciottesimo anno di età perché l’adulto diventa un punto saldo di confronto costante.

Può farci un esempio concreto?

Mi viene in mente la storia di un ragazzo di quindici anni, originario del Ghana, che ha avuto un percorso migratorio molto difficile e complicato, in tempi molto lunghi, passando anche dalla Libia, con tutto quello che ha comportato. Arrivato in Emilia-Romagna, è entrato in una comunità e ha potuto beneficiare, questa volta in tempi brevi, della tutela di una mamma, con figli e nipoti. Il ragazzino è entrato in contatto con tutta la famiglia della sua tutrice e proprio grazie a questa relazione allargata è riuscito a superare la sua storia. Si è impegnato nell’apprendimento della lingua, in un corso di meccanica, nella ricerca di un lavoro… Il valore di tutto il gruppo familiare è stato molto importante. Ora è in un progetto di affido in un’altra famiglia. Ma il nido che lo ha accolto, gli ha dato forza per riprendere il suo percorso di vita. Non sempre è così ma le esperienze positive che valorizzano la figura del tutore sono tante. Nascono legami con tante sfaccettature.

In tutto questo che ruolo hanno le associazioni?

Rappresentano un importante contesto di supporto, perché all’interno delle associazioni avviene un confronto, uno scambio, una riflessione e una rielaborazione delle esperienze vissute. È al loro interno che maturano le modalità di rapportarsi in maniere proficua alle istituzioni e ai servizi. Qui si sviluppa la capacità di rivolgere ai servizi domande specifiche e puntuali, con la forza che deriva dalla presenza di un gruppo. Le associazioni sono un contesto di grande ricchezza e supporto ai tutori stessi perché permettono di interloquire in maniera puntuale appropriata rappresentando tutta la ricchezza delle comunità.

Chi volesse approfondire il tema può consultare il sito della Garante Infanzia e Adolescenza Regione Emilia-Romagna o scrivere a garanteinfanzia@regione.emilia-romagna.it o chiedere informazioni a VolontaRomagna sul progetto Non più ragazzi soli, approvato e finanziato nell'ambito del Piao di Zona per la salute e il benessere sociale - Paa 2020